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T/19 “Alice abita ancora qui” di A. Ben Nessib e S. Canestrari – arricchisce il libro un testo di Ascanio Celestini

€ 37,00 Il prezzo originale era: € 37,00.€ 15,00Il prezzo attuale è: € 15,00.

“Alice abita ancora qui” è la  nuova avventura editoriale  di Tricromia: un volume ideato per festeggiare il trentesimo anno di attività. Protagonisti del libro anniversario sono due eccezionali giovani illustratori che hanno realizzato tavole inedite appositamente per questo progetto dando una propria lettura del romanzo di Lewis Carrol: Ahmed Ben Nessib e Samuele Canestrari. Arricchisce il libro un testo di Ascanio Celestini. 

Realizzato nel particolare formato leporello 29×29 cm con doppia copertina, “Alice abita ancora qui” presenta dieci disegni per ognuno dei due autori: due storie parallele leggibili in altrettante direzioni diverse. Due matite che nel progetto originario avrebbero dovuto incontrarsi nella stessa pagina per raccontare un’unica storia, ma la distanza imposta dalla pandemia da Covid-19 lo ha impedito. Quello che poteva sembrare inizialmente un limite è diventato nuova linfa creativa, una interessante possibilità di immaginare e realizzare un progetto a due voci che scorrono parallele sulle pagine dello stesso libro. La distanza si annulla e diventa unione: è colmata dalla continuità della carta che si snoda da una copertina all’altra. 

A entrambi gli artisti Giuseppina Frassino ha chiesto di lavorare sull’immaginario proposto dal romanzo Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carrol attraverso un filo conduttore che potesse legare la galleria Tricromia ai due artisti e a tutti quelli che l’hanno attraversata con la propria opera. La scelta degli autori, classe 1992 e 1996, non è casuale: la loro giovane età conferma la tradizione della galleria di promuovere talenti emergenti. Trenta anni di fervente lavoro alla scoperta di illustratori e artisti che sulle pareti di Tricromia hanno disegnato e dipinto le loro visioni e i loro mondi interiori.

Ben Nessib e Canestrari hanno scelto di rileggere la favola di Alice al maschile, una prospettiva del tutto inedita e assolutamente innovativa: una dirompente rottura con le convenzioni di genere. Le illustrazioni offrono dunque una visione del tutto originale della storia di Alice a cui alludono iconograficamente con citazioni metropolitane e illusioni poetiche, ma che interpretano in maniera del tutto personale. Resta la dimensione onirica alla ricerca della meraviglia tipica del romanzo a cui si ispirano, ma le radici sono sempre ben ferme nella dimensione domestica. Quelle fondamenta artistiche che Tricromia assicura da tre decenni agli illustratori che espone e promuove.

I continui riferimenti al coniglio nelle tavole di Canestrari dotano il ragazzo disegnato di orecchie che richiamano quello che in Alice è l’espediente narrativo che innesca l’avventura onirica: il bianconiglio. E poi le porte, che indicano metaforicamente l’attraversamento, il confine tra la realtà e il sogno ma anche la dimensione domestica, il legame sempre evocato con le mura di Tricromia. “L’unica possibilità è abitare qui. Lo spazio intorno è occupato dalla tua presenza estranea”: la dimensione onirica a cui allude Canestrari si manifesta anche con la benda sugli occhi della figura umana che ha scelto di rappresentare.

“Io non so dove abita Alice, ma se lei è come io la vedo allora penso di poterla ospitare”: la casa è anche al centro dell’Alice maschile di Ben Nessib che disegna poltrone, tavole con fiori, un tappeto, una porta ma anche fiamme, piante domestiche, automobili e un uomo con la mascherina: la dimensione del sogno è costretta a fare i conti con la realtà.

Categorie: Alice abita ancora qui /books, Libri Tag: Stefano Ricci
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Descrizione

Io vorrei parlare dell’Utopia.

Vorrei dire che non possiamo più permetterci di parlare in pubblico di utopie troppo alte.

Mi pare di ricordare che Marx attribuisse a certi socialisti la mancanza di un’analisi scientifica della realtà. Mi pare che dicesse che erano un po’ astratti. Poco professionali. E li chiamava utopisti. Poi nel corso del secolo scorso ci siamo resi conto che anche la scientificità del metodo marxista è risultata essere un po’ astratta, poco applicabile e per certi versi fallimentare. In Unione Sovietica si raccontavano molte barzellette. Una di queste mi pare di ricordare che suonasse più o meno così: sai qual’è la differenza tra comunismo e capitalismo? Il capitalismo è lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Il comunismo è precisamente il contrario.

Mi pare di ricordare che nel secolo scorso si parlava anche di utopie negative, per esempio a proposito di George Orwell e del suo 1984. Nel mio libro di letteratura c’era una frase tipo questa: a volte gli ideali ispirati alla realizzazione di un mondo perfetto conducano inevitabilmente all’edificazione di un mondo oppressivo e disumano.

Alice abita ancora qui. È il titolo di un libro pubblicato per i 30 anni di Tricromia. Anche se questa galleria ha cambiato casa almeno due volte. Forse tre. Forse di più. Un libro pubblicato in un periodo nel quale le persone si fanno domande sulla propria casa. Qualcuno aveva scelto di abitare lontano dalla città. Si era isolato per non farsi distrarre dalla confusione e si è ritrovato completamente solo. Qualcuno aveva trovato una casa piccola confidando nella ricchezza umana della città e si è trovato recluso in un buco circondato da una città svuotata. Qualcun altro è stato contento di passare un po’ di tempo nella sua bella casa che non aveva mai avuto tempo di godersi. E dopo un po’ di tempo non ce l’ha fatta più nemmeno lui. Anche una casa grande può essere una prigione. Mescolare il tempo e lo spazio in maniera sbilanciata crea problemi. I detenuti hanno troppo tempo e poco spazio, per esempio. E infatti chiedono di passare meno tempo in galera. In alternativa: chiedono un po’ più di spazio.

Io vorrei parlare dell’utopia.

Vorrei dire che abbiamo bisogno di un modello che somiglia al mondo, ma che è un po’ meglio del mondo vero. Fatto coi pezzi migliori del mondo vero, ma ripulito da quelli marci. Metterci d’accordo su quali siano quelli marci e quelli sani sarebbe già un passo avanti. Forse Giuseppina ha chiesto a Ahmed e Samuele di disegnare questo modello di mondo. Forse da trent’anni chiede agli artisti di disegnare questa utopia fatta coi pezzi buoni del mondo. E se l’utopia funziona saranno capaci di usare la matita per disegnarli, ma anche la gomma per scancellare i pezzi sbagliati dal mondo. Forse Giuseppina da trent’anni chiede agli artisti di farsi disegnare una casa per la sua Alice. Forse Alice è proprio lei.

Io vorrei parlare dell’utopia.

Vorrei dire che ha qualcosa in comune coi sogni dove possiamo fare esperienze incredibili senza usare pezzi di altri mondi. Nei sogni c’è lo stesso mondo che incontriamo da svegli. È fatto con la stessa materia. Quando ero piccolo ho fatto un sogno che mi ha fatto azzerare tutto quello che avevo pensato sui sogni fino a quel momento. Cioè mi sono accorto che stavo sognando e non mi sono risvegliato. Così ho cercato di pilotare il sogno. Capita a molti. Ma a quel punto mi sono accorto che non era per niente facile. Che non potevo sognare cose che non conoscevo. Potevo vedere le cose più grandi o più piccole. Le potevo mischiare, ma erano più o meno le stesse di quando ero sveglio.

Io vorrei parlare dell’utopia.

Vorrei dire anche una cosa sui sogni. Cioè vorrei dire che sono due cose che funzionano in maniera simile. Che per rappresentare l’utopia bisogna imparare a farlo. Bisogna essere professionisti. E per i sogni vale lo stesso criterio. Sognare è come guidare la macchina. Con un po’ di impegno tutti possono prendere la patente e guidare la Panda. Ci vuole un po’ più di impegno per guidare un autoarticolato di diciotto metri. E solo pochi possono correre al gran premio di formula uno senza ammazzarsi alla prima curva. Per disegnare e scrivere vale lo stesso criterio. Tutti sappiamo fare un disegno e scrivere una frase, ma quanti possono scrivere un romanzo o dipingere un quadro? Il criterio vale anche un piccolo romanzo o un piccolo quadro.

Alice abita ancora qui. È un titolo fatto di parole. Per me Alice è Giuseppina. Abitare è quello che ha fatto per trent’anni cercando di trovare un posto per lei e i suoi artisti. Gente professionista di sogni e disegni tipo Ahmed e Samuele. Ancora è un avverbio. Indica che un’azione o un fatto non sono conclusi, ma continuano, si protraggono nel presente. C’è scritto sul dizionario.

Qui è l’utopia.

  Ascanio Celestini

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Nata nel 1990, da trenta anni promuove illustratori e fumettisti con passione e spirito giocoso. Non si è mai accontentata dell’evanescenza di una mostra, sempre “a tempo determinato”, mettendo in atto una cura costante nell’immortalare il movimento delle immagini che si posano sulle pareti bianche della galleria per poi prendere altre direzioni, volare altrove. Artisti quali Mattotti, Muñoz, Toppi, Pericoli, Altan, Mannelli, Ricci, e tanti giovani emergenti, sono stati scoperti e presentati da Giuseppina Frassino che nella galleria, la cui storica sede è stata per anni in Via di Panico prima e poi in Via della Barchetta, ha intriso la vita artistica romana di eventi e mostre dedicate al mondo dell’illustrazione. Negli ultimi anni Tricromia ha fatto un ulteriore investimento in favore degli artisti, diventando editore d’arte. Insieme agli autori ha deciso di “fissare” la bellezza dei loro disegni in pubblicazioni, libri, principalmente, ma anche scatole preziose, carte e taccuini d’autore e persino un teatrino. Il primo progetto grafico dei libri di Tricromia è stato di Stefano Ricci, ora il design è affidato a Sara Verdone che cura tutta l’immagine grafica della galleria.

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