Virginio Vona

Un reticolato, un paesaggio zeppo di ostacoli e di interstizi grazie ai quali pianificare una fuga. Un mondo inquietante, ma di fronte al quale personaggi coraggiosi e scaltri accettano la sfida. In mezzo a questo intrico di ferro ed acciaio, questa impressionante foresta metropolitana, ci siamo noi, che forse cerchiamo una via di fuga in mezzo a tanta meraviglia. Oppure c’è un personaggio fiero, pronto a prendere le armi contro un mare di guai per andare oltre. Inseguire il sogno. Che sembra banale, ma invece è tutto.

In qualche modo con i suoi fumetti e con i suoi quadri Virginio Vona racconta la propria storia. Che bisogna conoscere perché di lui racconta tanto. Tantissimo.

Virginio un giorno si è trovato senza niente. Ma niente davvero. Romano del Tufello, lavorava ai magazzini generali trasportando le cassette. In quella zona di Roma dominata dal gasometro. Come dire, un oggetto dei suoi. Quando è finita ecco il vuoto. Nessuna prospettiva.. Anche mamma è morta. Che mi rimane a Roma? Nulla. Ho una fidanzata a Parigi e un solo grande sogno: disegnare. Che faccio? Vado? Vado. Così? Così.

Faccio un salto temporale. Dissolvenza. Riapriamo la scena in Africa, ad Algeri. È lì che incontro per la prima volta Virginio. Una forza della natura, umana e artistica. Al Fidba, festival del fumetto di Algeri, dove ovviamente molti autori sono francesi, lui con il suo francese romanesco, è una scheggia impazzita. Impazzita di energia, di gioia, di presente. Forse perché non ci crede neanche lui che ci sia davvero una via di fuga quando il quadro sembra fatto solo di ostacoli. E invece in una manciata di mesi, con una forza di volontà positiva e generosa, è riuscito a mettere in piedi il suo sogno. Fenice, un fumetto autoprodotto che vende migliaia di copie (scritto da uno sceneggiatore che si fa chiamare come un angelo custode, Iah-Hel, Frederic Gaffiat) lo fa conoscere, e conoscere bene. Tanto che espone nelle gallerie insieme ad artisti illustri come Druillet e Liberatore, e poi disegna un murale alla Gare de Lyon. E insegna. E inventa. E vive di quello che inventa. Felice. Con una soddisfazione da togliersi: tornare nella sua Roma per farle vedere che cosa è riuscito a fare. Tornarci con il cuore che batte e una lacrima pronta a scendere. Giusto per un attimo.

Virginio ha una grandezza genuina. È un artista libero da se stesso, come raramente accade anche nel mondo del fumetto dove l’ego sta diventando un’ossessione. Forse perché educato dalle proprie difficoltà, Virginio continua a librarsi come una farfalla dentro i suoi mondi irti di difficoltà. Ha capito che la leggerezza permette di volare. Forza, Virginio: vola.

 

Luca Raffaelli

 

*Galleria Glenat, Uberty e Breyne, Napoleon, Parigi- Bruxelles,Tricromia a Roma

DOPPIO EVENTO – FINISSAGE BAMBI KRAMER E OPENING UNO

Vi Aspettiamo per il Doppio evento:

Martedì 6 Giugno 2017 per il FINISSAGE della mostra di Bambi Kramer.

Tricromia Illustrator’s International Art Gallery ha ospitato la personale Cronotipo, immagini da un tempo fluttuante, dell’artista italiana Bambi Kramer. Un’immersione nel panorama narrativo visionario della giovane artista romana che disegna di getto su rulli di carta, che poi possono essere appositamente tagliati e “misurati”, trasformati in pagine o quadri.

Giovedì 8 Giugno 2017 h. 19.00 OPENING dello street-artist UNO.

QWERTY, il nome dato nell’Ottocento alla tastiera della macchina da scrivere, definisce ancora oggi il sistema della tastiera alfanumerica digitale. Così la tastiera qwerty diventa il pretesto di cui si serve UNO per comporre un’antologia del proprio alfabeto estetico e stilistico, un alfabeto che sui fogli si scatena come le schermate impazzite di un software.

La personale di UNO dall’8 al 29 giugno “QWERTY” definisce ancora oggi il sistema della tastiera alfanumerica digitale.

QWERTY, il nome dato nell’Ottocento alla tastiera della macchina da scrivere, definisce ancora oggi il sistema della tastiera alfanumerica digitale.

Sembra che il passato e il ponte che getta continuamente verso il presente siano la chiave di questo progetto espositivo dell’artista UNO, che per l’occasione lascia da parte il suo supporto d’elezione, i muri, e sceglie la carta per concentrarsi su un aspetto più intimo e inedito della sua produzione.

 

Nascosto infatti dietro quello che appare come un lineare esercizio di catalogazione di lettere ed elementi grafici sembra celarsi invece un manifesto, uno schema essenziale dei segni e dei riferimenti che fanno parte da sempre della poetica di questo artista

 

La Pop art è il terreno di gioco preferito, con il richiamo continuo alla serialità e all’estetica pubblicitaria, che qui si rivela nella declinazione di ogni singolo tasto in caratteri tipografici e pattern possibilmente infiniti.

 

La componente del gioco è implicita nell’invito a scoprire e decifrare i riferimenti più o meno occulti presenti nelle opere.

 

L’infanzia è la dimensione della sua intera pratica artistica (il lietmotiv del suo lavoro è il volto di una famosa pubblicità di una cioccolata per bambini) e qui prende corpo attraverso la struttura dell’intera mostra che ricorda un abecedario da muro affisso in una prima elementare.

 

La tastiera QWERTY, appendice indispensabile per il nostro rapporto col mondo, diventa il pretesto di cui si serve UNO per comporre un’antologia del proprio alfabeto estetico e stilistico, un alfabeto che sui fogli si scatena come le schermate impazzite di un software.

 

Quello che non è chiaro è se il suo intento sia quello di celebrare o semplicemente farci osservare il suo alfabeto. Di sicuro quello che ci sta chiedendo è di fare un viaggio attraverso tavolozze eccentriche e aeroplanini di carta per lasciarci condurre in uno spazio rassicurante ma al tempo stesso dinamico, che ci parla dell’estetica moderna ma soprattutto degli archetipi su cui si regge, e che come una madeleinetta proustiana apre squarci improvvisi nella nostra memoria emotiva.

QWERTY* è la seconda parte del progetto inaugurato ad Aprile a Bologna e che si conclude a Roma nella galleria Tricromia.
Accanto all’alfabeto UNO mette in mostra i simboli, un secondo ciclo inedito di opere originali che colpiscono per l’incredibile minuziosità nell’uso delle sue tecniche predilette, lo spray e lo stencil.

Jacopo Gonzales

Dal dramma G8 a visioni da sogno: i “rulli” disegnati di Bambi Kramer

“Cronotipo, immagini da un tempo fluttuante” è un’immersione nel panorama narrativo visionario di Bambi Kramer. La giovane artista romana disegna di getto su rulli di carta, che poi possono essere appositamente tagliati e “misurati”, trasformati in pagine o quadri. I suoi lavori, nati e sviluppati nella scena underground internazionale, comprendono opere d’arte, poster, libri, performance e il progetto di Grow, una nuova rivista.
La mostra, ospitata da Tricromia di Roma, è curata da Luca Raffaelli che di lei scrive: “Quello di Bambi é un flusso interiore che non vuole deviare, costringere, forzare. Per fortuna. E così nascono i rulli, veri passaggi di coscienza, scenari intimi, confessioni oniriche. Bambi ha accettato di spezzare l’indivisibile nella pagine per il volume collettivo “La rabbia”, associando i suoi disegni ai terribili fatti del G8 di Genova. Per poter riconoscere che le proprie emozioni, le più nascoste ed intime, sono frutto anche delle emozioni e delle indignazioni del presente.” Tricromia Artgallery è in via della Barchetta 13 (via Giulia), la mostra dura fino al 6 giugno (martedì-venerdì h.15-19 e sabato h.10-19).
Repubblica.it, 25 maggio 2017