Alice abita ancora qui  è la nostra nuova avventura editoriale un volume ideato per festeggiare il trentesimo anno di attività della galleria e per omaggiare simbolicamente tutti gli artisti che l’hanno “abitata” con le proprie opere indipendentemente dalla sede fisica, che ora ha assunto la dimensione più intima di una Home Gallery proprio in una casa privata, quella della direttrice Giuseppina Frassino.

Protagonisti del libro anniversario sono due eccezionali giovani illustratori che hanno realizzato tavole inedite appositamente per questo progetto dando una propria lettura del romanzo di Lewis Carrol: Ahmed Ben Nessib e Samuele Canestrari . Arricchisce il libro un testo di Ascanio Celestini. Le tavole del libro saranno esposte in mostra presso la galleria romana dal 20 maggio fino al 27 giugno 2021 (visite su prenotazione).

Arricchisce il libro un testo di Ascanio Celestini

Io vorrei parlare dell’Utopia.

Vorrei dire che non possiamo più permetterci di parlare in pubblico di utopie troppo alte.

Mi pare di ricordare che Marx attribuisse a certi socialisti la mancanza di un’analisi scientifica della realtà. Mi pare che dicesse che erano un po’ astratti. Poco professionali. E li chiamava utopisti. Poi nel corso del secolo scorso ci siamo resi conto che anche la scientificità del metodo marxista è risultata essere un po’ astratta, poco applicabile e per certi versi fallimentare. In Unione Sovietica si raccontavano molte barzellette. Una di queste mi pare di ricordare che suonasse più o meno così: sai qual’è la differenza tra comunismo e capitalismo? Il capitalismo è lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Il comunismo è precisamente il contrario.

Mi pare di ricordare che nel secolo scorso si parlava anche di utopie negative, per esempio a proposito di George Orwell e del suo 1984. Nel mio libro di letteratura c’era una frase tipo questa: a volte gli ideali ispirati alla realizzazione di un mondo perfetto conducano inevitabilmente all’edificazione di un mondo oppressivo e disumano.

Alice abita ancora qui. È il titolo di un libro pubblicato per i 30 anni di Tricromia. Anche se questa galleria ha cambiato casa almeno due volte. Forse tre. Forse di più. Un libro pubblicato in un periodo nel quale le persone si fanno domande sulla propria casa. Qualcuno aveva scelto di abitare lontano dalla città. Si era isolato per non farsi distrarre dalla confusione e si è ritrovato completamente solo. Qualcuno aveva trovato una casa piccola confidando nella ricchezza umana della città e si è trovato recluso in un buco circondato da una città svuotata. Qualcun altro è stato contento di passare un po’ di tempo nella sua bella casa che non aveva mai avuto tempo di godersi. E dopo un po’ di tempo non ce l’ha fatta più nemmeno lui. Anche una casa grande può essere una prigione. Mescolare il tempo e lo spazio in maniera sbilanciata crea problemi. I detenuti hanno troppo tempo e poco spazio, per esempio. E infatti chiedono di passare meno tempo in galera. In alternativa: chiedono un po’ più di spazio.

Io vorrei parlare dell’utopia.

Vorrei dire che abbiamo bisogno di un modello che somiglia al mondo, ma che è un po’ meglio del mondo vero. Fatto coi pezzi migliori del mondo vero, ma ripulito da quelli marci. Metterci d’accordo su quali siano quelli marci e quelli sani sarebbe già un passo avanti. Forse Giuseppina ha chiesto a Ahmed e Samuele di disegnare questo modello di mondo. Forse da trent’anni chiede agli artisti di disegnare questa utopia fatta coi pezzi buoni del mondo. E se l’utopia funziona saranno capaci di usare la matita per disegnarli, ma anche la gomma per scancellare i pezzi sbagliati dal mondo. Forse Giuseppina da trent’anni chiede agli artisti di farsi disegnare una casa per la sua Alice. Forse Alice è proprio lei.

Io vorrei parlare dell’utopia.

Vorrei dire che ha qualcosa in comune coi sogni dove possiamo fare esperienze incredibili senza usare pezzi di altri mondi. Nei sogni c’è lo stesso mondo che incontriamo da svegli. È fatto con la stessa materia. Quando ero piccolo ho fatto un sogno che mi ha fatto azzerare tutto quello che avevo pensato sui sogni fino a quel momento. Cioè mi sono accorto che stavo sognando e non mi sono risvegliato. Così ho cercato di pilotare il sogno. Capita a molti. Ma a quel punto mi sono accorto che non era per niente facile. Che non potevo sognare cose che non conoscevo. Potevo vedere le cose più grandi o più piccole. Le potevo mischiare, ma erano più o meno le stesse di quando ero sveglio.

Io vorrei parlare dell’utopia.

Vorrei dire anche una cosa sui sogni. Cioè vorrei dire che sono due cose che funzionano in maniera simile. Che per rappresentare l’utopia bisogna imparare a farlo. Bisogna essere professionisti. E per i sogni vale lo stesso criterio. Sognare è come guidare la macchina. Con un po’ di impegno tutti possono prendere la patente e guidare la Panda. Ci vuole un po’ più di impegno per guidare un autoarticolato di diciotto metri. E solo pochi possono correre al gran premio di formula uno senza ammazzarsi alla prima curva. Per disegnare e scrivere vale lo stesso criterio. Tutti sappiamo fare un disegno e scrivere una frase, ma quanti possono scrivere un romanzo o dipingere un quadro? Il criterio vale anche un piccolo romanzo o un piccolo quadro.

Alice abita ancora qui. È un titolo fatto di parole. Per me Alice è GiuseppinaAbitare è quello che ha fatto per trent’anni cercando di trovare un posto per lei e i suoi artisti. Gente professionista di sogni e disegni tipo Ahmed e Samuele. Ancora è un avverbio. Indica che un’azione o un fatto non sono conclusi, ma continuano, si protraggono nel presente. C’è scritto sul dizionario.

Qui è l’utopia.

Ascanio Celestini

Ahmed Ben Nessib è nato a Tunisi nel 1992 ed è disegnatore e regista di cortometraggi animati. I suoi disegni sono stati pubblicati in diversi giornali e riviste tra le quali “Internazionale”, “Lo straniero” e “Cavallino Rivista” di cui è co-fondatore.

Ha studiato animazione all’EMCA di Angoulême e alla scuola del libro di Urbino.
Il suo primo cortometraggio EKART è stato pubblicato nel volume 5 dei Dvd Animazioni, Cortometraggi Italiani Contemporanei, ed è stato premiato in Francia e in Italia. “Ekart” (disegno animato, carboncino su carta) è molto introspettivo ed è la semplice riflessione di una ragazza che, in una casa allagata, osserva i vetri e trasfigura il suo sguardo.

Con Libri Somari,la casa editrice che ha fondato insieme a Samuele Canestrari, giovane illustratore e regista urbinate, già vincitore di diversi premi, ha pubblicato “Ekart/la tecnica del nuotatore”, suo primo libro a fumetti e «L’assassino è sempre più confuso».

Samuele Canestrari  nasce a Fano nel 1996, è un disegnatore. Nel 2017 ha ricevuto il premio Scuola del Libro ad Animavì – Festival Internazionale del Cinema d’Animazione Poetico di Pergola. Ha collaborato con varie riviste, Internazionale, Gagarin orbite culturali, This Is Not A Love Song, Destroy Brandina, Malamente,  Progetto Metastasi, e CavallinoRivista (2017).

Tra le sue mostreLa linea d’ombra,  Corte Zavattini 31, Cesena 2018, Mosto e caviglie ,Odeon Gallery, Bologna 2019. “An overwhelming smell of soil” nel 2020  alla Chrysalid Gallery, di Rotterdam, galleria da cui è rappresentato. Con Libri Somariil progetto editoriale che ha fondato insieme ad Ahmed Ben Nessib, giovane illustratore e regista di cortometraggi, premiato in Francia e in Italia, ha pubblicato  nel 2018 Gli uominicane non hanno la coda e  nel 2019 Mosto Libri Somari e MalEdizioni.  Altre pubblicazioni sono This is not La dolce vita TINALS 2020 e Il Battesimo del porco  MalEdizioni 2020.

Collabora con Tricromia Illustator’s International Art Gallery (Roma) dove sono state presentate le sue prime mostre “Gli uominicane non hanno la coda”,  2019 e “Il battesimo del porco“ nel 2020.

Nel 2021, insieme ad Ahmed Ben Nessib ha pubblicato Alice abita ancora qui – t/20, per le edizioni Tricromia a cura di Giuseppina Frassino con un testo di  Ascanio Celestini che accompagna la mostra omonima.

Alice abita ancora qui.

È un titolo fatto di parole. Per me Alice è GiuseppinaAbitare è quello che ha fatto per trent’anni cercando di trovare un posto per lei e i suoi artisti. Gente professionista di sogni e disegni tipo Ahmed e SamueleAncora è un avverbio. Indica che un’azione o un fatto non sono conclusi, ma continuano, si protraggono nel presente. C’è scritto sul dizionario.

Qui è l’utopia.