Luca Raffaelli di questo lavoro scrive: Bambi Kramer non si ferma: bisogna fermarla. Spesso una mostra è un punto di arrivo, una stazione, una porta per fermarsi a guardare. In questo caso è una proiezione verso il futuro.


Artista dalla formazione eclettica, dal restauro dei beni culturali alla laurea in psicologia clinica, Bambi Kramer nasce e lavora a Roma. Il suo lavoro si sviluppa in una modalità processuale estremamente complessa: dai disegni che si delineano di getto fino al montaggio finale tutto il lavoro segue una via dove è l’inconscio a determinare le mosse, fino a produrre un linguaggio e una vera e propria narrazione. I suoi lavori nati e sviluppati nella scena underground internazionale comprendono opere d’arte, poster, libri, performance e il progetto di una rivista. Le sue opere sono state esposte in gallerie internazionali e festival (Crack di Roma, Fanzinothèque di Poitiers, Ratatà di Macerata, Bilbolbul Off di Bologna, Novo Doba di Belgrado, Altcom di Malmoe, Carnaval de las Artes di Barranquilla) e al museo CentroCentro del Palacio de Cibeles a Madrid. I suoi lavori sono stati pubblicati per Einaudi Stile Libero (La rabbia), La Cinquième Couche (Metakatz), Fortepressa (Trude Rabbit, Ragdolls Parade), Le Dernier Cri, La Chienne ed altri.

Luca Raffaelli di questo lavoro scrive:Bambi Kramer non si ferma: bisogna fermarla. Spesso una mostra è un punto di arrivo, una stazione, una porta per fermarsi a guardare. In questo caso è una proiezione verso il futuro. Perché Bambi Kramer non si ferma, bisogna fermarla. E lo si può fare solo per un attimo, giusto il tempo di un allestimento, perché in lei tutto sta continuando a vivere, a trasformarsi, a lavorare, seguendo quel tempo fluttuante che ha voluto come testimone per il sottotitolo. Da quando è iniziato il suo lavoro con il disegno Bambi ha capito che non poteva forzare se stessa. Poteva solo cercare di capirsi attraverso il flusso continuo di immagini, un flusso interiore che, come in una pagina di Joyce, creava sul foglio. Non lo poteva controllare, non lo voleva controllare, né educare, né deviare, costringere, forzare. Per fortuna. E così nascevano i rulli, veri passaggi di coscienza, scenari intimi, confessioni oniriche. Solo quando è stato possibile Bambi ha accettato di spezzare l’indivisibile nella pagine. Lo ha fatto (per il volume collettivo La rabbia) associando i suoi disegni ai terribili fatti del G8 di Genova. È stato come un parto, come uscire da se stessa, per poter riconoscere (prima di tutto a sé stessa) che le proprie emozioni

La mostra personale Cronotipo affronta il panorama visionario e narrativo dell’artista, raccogliendo come moduli temporali, cronotipi appunto, i frammenti i tagli e le schegge della sua produzione a confronto con il rullo continuo prodotto per La rabbia, per la prima volta in mostra. Si tratta di un’opera di oltre dieci metri di lunghezza dal cui montaggio si è sviluppata la storia per il volume collettivo pubblicato da Einaudi lo scorso anno. È proprio questa la peculiarità del suo progetto artistico: un immaginario scomposto irreale e al contempo super-reale che fa intravedere una storia su un rotolo di carta per poi procedere a tagliare scomporre e ricomporre i protagonisti del racconto figurato per ricostruirlo e finalmente leggerlo. Un’operazione fatta senza forzatura e senza misurate costruzioni mentali ma seguendo il filo di un flusso di coscienza illustrato a china senza traccia di matita preparatoria. Anche questo rotolo originale, come i precedenti, verrà offerto al taglio, centimetro per centimetro, secondo richiesta.